I diaconi nella Chiesa

Incontrare un diacono per molti in una nostra Chiesa è ancora una novità. Nella maggioranza dei casi si tratta di un personaggio che compare nelle celebrazioni liturgiche, vestito del suo bianco camice e di una stola portata trasversalmente, e che fuori di Chiesa si mostra accompagnato da moglie e figli e, lungo la settimana, va al suo lavoro in ufficio, o in fabbrica, o in ospedale, là dove la sua professione lo conduce.Ciò che colpisce di più è il fatto che la sua condizione di vita, differente da quella del prete e del vescovo, è del tutto identica a quella dei laici: non ha l’obbligo del celibato, salvo che non sia stato ordinato da celibe con il voto di restare tale e, normalmente, conserva la sua professione, dalla quale trae il sostentamento per sé e per la sua famiglia. Con tutto ciò egli non è un laico, ma un ministro della Chiesa, che ha ricevuto il sacramento dell’Ordine sacro.In realtà il ministero del diacono, esistente fin dall’antichità, ma poi decaduto negli usi della Chiesa lungo i secoli, è stato ripristinato dal concilio Vaticano Il. I padri conciliari hanno voluto che non mancasse alla Chiesa questa figura di pastore che, per la sua condizione di vita di tipo laicale, facesse quasi da ponte fra il prete celibe e totalmente dedicato al servizio della Chiesa e la società in mezzo alla quale vive la comunità cristiana.Il suo carisma, infatti, da un lato lo destina al compito della predicazione e della cura pastorale, da un altro lato al servizio della carità e allo svolgimento di alcune funzioni nelle quali la missione della Chiesa si concretizza nell’assunzione di una responsabilità sociale verso il mondo. È per questo che molto spesso troviamo i diaconi impegnati nell’ assistenza spirituale e sociale dei carcerati, nell’attività pastorale al servizio dei malati nelle corsie degli ospedali, nell’organizzazione della Caritas al servizio dei poveri, degli immigrati, dei tossicodipendenti, degli handicappati, e così via.L’attuale situazione di scarsità di preti ha fatto si che spesso al diacono venga affidata la cura pastorale di una parrocchia, sotto la guida del parroco della parrocchia contigua. In questo ministero possiamo vedere il diacono all’ambone che legge e spiega la Sacra Scrittura e poi all’altare che distribuisce la comunione.Il diacono però non celebra l’Eucaristia, perché non ne ha il potere sacramentale, che il suo grado dell’Ordine non comporta. Egli può assistere al matrimonio e benedire le nozze, fare i funerali, celebrare il sacramento del Battesimo. Tuttavia, quei gruppi di fedeli o comunità parrocchiali che abitualmente dovessero essere serviti da un diacono, per celebrare l’Eucaristia, devono ritrovarsi sempre intorno al loro prete o al vescovo e vivere così nella comunità più grande il momento più alto e più ricco di grazia della loro unità ecclesiale. Don Severino Dianich  (articolo tratto da Famiglia Cristiana n. 43/2009)


I sette ministri eletti dagli apostoli

Dagli Atti degli Apostoli (6, 1-6) 

In quei giorni, mentre aumentava il numero dei discepoli, sorse un malcontento fra gli ellenisti verso gli Ebrei, perché venivano trascurate le loro vedove nella distribuzione quotidiana.
Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi trascuriamo la parola di Dio per il servizio delle mense. Cercate dunque, fratelli, tra di voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza, ai quali affideremo quest’incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al ministero della parola».
Piacque questa proposta a tutto il gruppo ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timòne, Parmenas e Nicola, un proselito di Antiochia.
Li presentarono quindi agli apostoli i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani.

San Lorenzo

Fu ministro del sangue di Cristo

San Lorenzo era diacono della chiesa di Roma. Ivi era ministro del sangue di Cristo e là, per il nome di Cristo, versò il suo sangue.

Il beato apostolo Giovanni espose chiaramente il mistero della Cena del Signore, dicendo: «Come Cristo ha dato la sua vita per noi, così anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli» (1Gv 3,16). 
Lorenzo, fratelli, ha compreso tutto questo. L’ha compreso e messo in pratica. E davvero contraccambiò quanto aveva ricevuto in tale mensa. Amò Cristo nella sua vita, lo imitò nella sua morte.
Anche noi, fratelli, se davvero amiamo, imitiamo. Non potremmo, infatti, dare in cambio un frutto più squisito del nostro amore di quello consistente nell’imitazione del Cristo, che, patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme» (1Pt 2,21).
Con questa frase sembra quasi che l’apostolo Pietro abbia voluto dire che Cristo patì solamente per coloro che seguono le sue orme, e che la passione di Cristo giova solo a coloro che lo seguono. I santi martiri lo hanno seguito fino all’effusione del sangue, fino a rassomigliargli nella passione. Lo hanno seguito i martiri, ma non essi soli. infatti, dopo che essi passarono, non fu interrotto il ponte; né si è inaridita la sorgente, dopo che essi hanno bevuto.
Il bel giardino del Signore, o fratelli, possiede non solo le rose dei martiri, ma anche i gigli dei vergini, l’edera di quelli che vivono nel matrimonio, le viole delle vedove. Nessuna categoria di persone deve dubitare della propria chiamata: Cristo ha sofferto per tutti. Con tutta verità fu scritto di lui: «Egli vuole che tutti gli uomini siano salvati, e arrivino alla conoscenza della verità» (1Tm 2,4).
Dunque cerchiamo di capire in che modo, oltre all’effusione del sangue, oltre alla prova della passione, il cristiano debba seguire il Maestro. L’Apostolo, parlando di Cristo Signore, dice: «Egli, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio». Quale sublimità!
«Ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso» (Fil 2,7-8).
Quale abbassamento! Cristo si è umiliato: eccoti, o cristiano, l’esempio da imitare. Cristo si è fatto ubbidiente: perché tu ti insuperbisci? Dopo aver percorso tutti i gradi di questo abbassamento, dopo aver vinto la morte, Cristo ascese al cielo: seguiamolo.
Ascoltiamo l’Apostolo che dice: «Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio»(Col 3,1).
Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo
(Ufficio delle letture della festa di san Lorenzo)